In questa sezione vengono presentati i Vini Doc del Molise
e quelli più caratteristici delle regioni limitrofe.

I Vini Doc del Molise

Nel 1983, con Decreto Presidenziale viene riconosciuto nell'area della Provincia di Campobasso, la Denominazione di Origine Controllata per il vino "Biferno", mentre nella Provincia di Isernia, la stessa denominazione viene resa ufficiale con D.P.R. per il vino "Pentro".
Le denominazioni sopra riportate sono riservate per i vini rosso, il rosato ed il bianco che rispondono naturalmente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nei disciplinari corrispondenti.
Il vino "Biferno" viene prodotto da diverse cantine presenti nel Basso Molise, come le cantine Cooperative Valbiferno a Guglionesi e la Nuova Cliternia di Campomarino, oltre a quella privata di Di Majo Norante presente sempre a Campomarino. Per ottenere tale vino, rosso o il rosato, queste devono essere le relative composizioni dei vigneti: Montepulciano dal 60 al 70%, Trebbiano dal 15 al 20% e Aglianico dal 15 al 20%. Caratteristiche per il rosso: colore rubino, sapore asciutto e tannico con gradazione alcolica intorno ai 12°.
Per il vino "Pentro", invece si sono riscontrati diversi problemi per la produzione, a causa della mancata iscrizione dei vigneti nell'Albo della Camera di Commercio del capoluogo pentro. Queste le composizioni dei vigneti per il rosso: Montepulciano dal 45 al 50% e Sangiovese dal 45 al 50%.
Per altri vini si è in attesa dell'accoglimento ufficiale con Decreto Ministeriale, come per il "Montepulciano", mentre diversi sono i vini IGT (Indicazione Geografica Tipica) presenti nella nostra regione: "Osco", o terra degli Osci, nella provincia di Campobasso; il "Rotae" invece nella Provincia di Isernia ed infine il "Molise" per tutta le regione.

 

"Il vino del Molise rischia di rimanere anonimo"


Le tappe dell'«affaire» Montepulciano del Molise


in data 18 maggio 1998 il Ministero dell'Agricoltura emise il Decreto di Riconoscimento della DOC "Molise o"DEL MOLISE" con riferimento in etichetta, a seguire, del nome del Vitigno.
Lo stesso decreto prevede che l'uso del nome del Vitigno Montepulciano possa essere indicato sino alla campagna vinicola 2007.

A questo provvedimento, che indica in 10 anni la proroga del nome in etichetta dei vitigno Montepulciano e la Fattoria Patierno, siti nel Comune di Montepulciano in provincia di Siena, chiedendo la immediata sospensiva del decreto, cìtando in giudizio avanti al TAR del Lazio la Regione Molise ed il Ministero per le Politiche Agricole.

Anche le cantine molisane, sia cooperative che private, sostenute dalle Organizzazioni di Categoria e dalla Regione, proponevano ricorso al TAR del Lazio per evitare che la denominazione fosse a tempo determinato.

La Regione Molise, in merito al ricorso del Consorzio Vino Nobile, si costituisce con l'avvocatura dello Stato affiancata dalle Cantine Molisane e nell'udienza del 24 agosto 1998 ottiene il rigetto del ricorso per la sospensiva, avanzata dal consorzio del Vino Nobile del Montepulciano.

In data 9 aprile 1999, anche la Regione Toscana propone al TAR Lazio ricorso ad adiuvandum contro la Regione Molise ed il Ministero delle Politiche Agricole per i motivi indicati dal Consorzio Vino Nobile del Montepulciano nel proprio ricorso, cioè per l'annullamento della denominazione Montepulciano dalle etichette dei vini molisani, in quanto ciò porterebbe al disorientamento del consumatore.

Il TAR Lazio nell'udienza, per la discussione nel merito dei ricorsi sopra cìtati, in data 29 marzo 2000, ha emanato la sentenza in cui accoglie le tesi avanzate dal Consorzio del Vino Nobile del Montepulciano (in provincia dì Siena) e della Regione Toscana.

Alla sentenza del TAR Lazio si oppongono la Regione Molise e le cantine molisane che presentano ricorso al Consiglio di Stato.

Il Consiglio dì Stato in data 23 gennaio 2001 emette sentenza, depositata in segreteria il 20 giugno 2001, respingendo il ricorso.

Il Ministero delle politiche Agricole e Forestali, con decreto 1 0 ottobre 2000,

> viste le sentenze dei Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio;
> considerata la necessità dì prevedere disposizioni transitorie finalizzate allo smaltimento del prodotto proveniente dalle vendemmie degli anni 1998, 1999 e 2000, in attesa del perfezionamento delle procedure conseguenti a dette sentenze, da parte dei Comitato Nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini,
> valutati gli interessi economici coinvolti, anche avuto riguardo alla tutela del consumatore;

sancisce quanto segue:

> il divieto, a partire dalla campagna 2000, dell'abbinamento della denominazione di origine
controllata dei vini "Molise" al nome del vitigno "Montepulciano"; i vini prodotti nelle campagne 1998 e 1999 che si trovano, in via di confezionamento o allo stato sfuso e che sono stati ottenuti da uva che risultano dichiarate con denominazione di origine controllata "Molise" con il riferimento al nome del vitigno "Montepulciano", alla data di pubblicazione del decreto possono utilizzare la denominazione di origine controllata "Molise Montepulciano" fino ad esaurimento.
>In deroga al precedente divieto, i vini della vendemmia dell'anno 2000 possono essere commercializzati, con il riferimento al predetto vitigno "Montepulciano", purché riportino in etichetta l'anno di produzione delle uve.

E' facilmente comprensibile come l'attuale situazione crea un danno enorme a tutti i produttori, alle cantine ed a tutta l'economia del Molise, essendo vanificati tutti gli sforzi compiuti per affermare la DOC "Molise Montepulciano" sui mercati nazionali, ma soprattutto in quelli Americani, Canadesi e Giapponesi.

Un anno di proroga, infatti, è risultato estremamente insufficiente sia per avviare e portare a compimento il riconoscimento di una DOC confacente nella denominazione alle caratteristiche organolettiche e qualitative del vino in questione e che rispondesse alle esigenze manifestate dalle varie sentenze in proposito, sia per realizzare una riconversione dell'immagine corrispondente alla oggettiva qualità eccellente del vino DOC "Molise Montepulciano".

Va, inoltre, precisato che nella richiesta iniziale di riconoscimento del disciplinare della DOC "Molise", presentata al competente Comitato, presso il Ministero delle Politiche Agricole, la denominazione risultava, per il montepulciano "Montepulciano del Molise", in quanto si era tenuto conto della diffusione del vitigno, proprio dell'Abruzzo, anche in Molise dato che tutti i territori, in precedenza, facevano parte di una unica Regione Abruzzo-Molise.

Detta presenza risulta da trattatidi viticoltura, come, per esempio, quello della casa editrice Fratelli Ottavi" di Casale Monferrato, del 1929.

Il Comitato, competente per il riconoscimento delle DOC, in fase di audizione territoriale, ritenne di modificare la denominazione "Montepulciano del Molise" in "Molise Montepulciano".

Tra le possibili soluzioni della vertenza tra le due regioni interessate viene indicata, in una riunione,, tenutasi presso la Regione Molise, della stessa Commissione competente per le DOC del Molise, con sede presso il Ministero, quella di ripristinare la dizione "Montepulciano dei Molise", in quanto verrebbe, così, a cadere l'assunto dei giudici del Consiglio di Stato relativo al rischio di ingenerare confusione ed opinioni erronee nel consumatore sull'origine e la provenienza del vino.

Nelle more delle procedure per l'attuazione della opportuna soluzione del problema, nel rispetto dei legittimi interessidei produttori vitivinicoli del Molise risulta essere, quanto mai indispensabile, una estensione, ad un'altra annata successiva, delle deroghe concesse dal decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali dei 10 ottobre 2000, atteso che la produzione del vino commercializzato come "Molise Montepulciano" rappresenta oltre il 50% della nostra produzione regionale di vino DOC e si approssima a 20.000 quintali, entità tale da non poter certo creare squilibri di mercato alla DOC "Vino Nobile Montepulciano", ma fondamentale per l'economia vitivinicola del Molise.

" Coldiretti Molise: incontro per il Motepulciano del Molise, 21 Settembre 2001 "
Si è svolto, presso la COLDIRETTI del Molise, un incontro tra le organizzazione e le associazioni del mondo agricolo per defìnire le proposte concrete per affrontare il grave problema della cancellazione della Denominazione di Origine Controllata
"Molise Montepulciano" per il vino della nostra regione.
All'incontro, oltre alla COLDIRETTI, hanno partecipato il Consorzio di Tutela dei vini DOC ed IGT del Molise, la CIA, la Confagricoltura, la Confcoperative e la Lega delle Cooperative.
Il mondo agricolo ha espresso soddisfazione per il sostegno manifestato, anche con atti concreti, dal Parlamentari e dalle Istituzioni Molisane, auspicando che il mondo produttivo e politico della regione continuino, con forza e determinazione, a fare quadrato su tale problematico.
Dall'incontro sono emerse due inchieste specifiche che sono state inoltrate, per la competenza istituzionale, all'Assessorato Regionale all'Agricoltura, ma al sostegno delle quali si invitano, per i ruoli ricoperti e per il determinante peso dell'azione politica che possono, autorevolmente, svolgere , tutti gli esponenti politici del Molise.
Le autorevoli rappresentanze del mondo produttivo agricolo chiedono che vengano predisposti tutti gli atti, le procedure e le iniziative necessarie ed opportune per:addivenire al riconoscimento, da parte degli organi preposti, di una Denominazione di Origine Controllata "Montepulciano del Molise" il cui disciplinare riproponga il vino precedentemente presentato come VImoliseMontepulciano",ottenere la emanazione di un Decreto Ministeriale che, nelle more dell'iter per il riconoscimento di idonea denominazione, consenta l'utilizzo della dizione "Molise Montepulciano" per il vino prodotto dalla vendemmia dell'anno 2001, fino all'esaurimento delle scorte.Le Organizzazioni Agricole, le Associazioni di Cooperative ed il Consorzio di Tutela dei Vini DOC ed IGT del Molise concludono garantendo alle istituzioni ed ai politi del Molise pieno sostegno alle iniziative funzionali al conseguimento deglioblettìvi indicati.

* Tutte le notizie riportare in questa sezione sono state concordate con la sezione Coldiretti di Riccia

 

I Vini DOC delle regioni limitrofe

Abruzzo

*Montepulciano d'Abruzzo
La zona di produzione di questo vino abbraccia quasi tutto il territorio delle quattro province abruzzesi: Chieti, l'Aquila, Pescara e Teramo. Il territorioè lo stesso della Doc Trebbiano d'Abruzzo; la sottodenominazione Colline Teramane indica una zona vitivinicola particolarmente importante della provincia di Teramo. L'intera regione è un susseguirsi di vigneti che dalla fascia costiera salgono verso le pendici del Gran Sasso e della Maiella.
Il Montepulciano rappresenta la Doc più estesa e più importante d'Abruzzo. Il disciplinare della Doc impone che le uve destinate al Montepulciano vengano da impianti coltivati in terreni collinari di altitudine non superiore ai 500 metri, con una deroga a 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno. Dopo la fermentazione in vasca d'acciaio, il Montepulciano deve affinarsi in grandi botti di rovere o in barrique. Solo il Cerasuolo può essere messo in vendita il I' gennaio successivo alla vendemmia.
Il Montepulciano d'Abruzzo si produce con le uve omonime alle quali si può aggiungere sangiovese fino a un massimo del 15 %. Il vino, di colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, tende all'arancione con l'invec­chiamento; l'odore è vinoso, tenue e gradevole; al palato si offre asciutto, morbido, sapido e leggermente tannico. Il Montepulciano d'Abruzzo deve avere un minimo alcolico di 11,5' o 12', regge bene i tre anni di invecchiamento e si serve a 18 'C. Il tipo Cerasuolo viene sottoposto a una parziale vinificazione in bianco, si beve più giovane e si serve a 14 'C. Il tipo Riserva subisce un invecchiamento obbligatorio in botte di legno di almeno due anni e deve avere una gradazione minima di 12,5'. Un piatto da abbinare se visitate l'Abruzzo: maltagliati al sugo piccante.

*Trebbiano d'Abruzzo bianco
La zona di produzione del Trebbiano d'Abruzzo, la stessa di quella del Montepulciano d'Abruzzo, si estende nelle quattro Province di Pescara, L'Aquila, Teramo e Chieti: il territorio vanta una grande vocazione vinicola, la cui fama è dovuta anche al successo in tutto il mondo del Trebbiano d'Abruzzo di Edoardo Valentini, Questo prodotto si ottiene con uve trebbiano d'Abruzzo e/o trebbiano toscano provenienti dai vigneti; sono ammesse altre uve raccomandate nelle province della zona vinicola considerata fino a un massimo del 15%. Il vino, di colore paglierino, ha odore vinoso, gradevole e delicatamante profumato. Il sapore è asciutto, sapido, vellutato e armonico. Il tenore alcolico non può scendere sotto gli 11,5°, il vino si beve giovane (non oltre i primo anno di età), a meno che non si tratti di eccellenti cru. La temperatulra di servizio è di 8 °C. Il piatto ideale da abbinarci è il risotto ai gamberi.

Lazio

*Est! Est!! Est!!! di Montefiascone

La zona di produzione dell'Est! Est!! Est!!! si sviluppa attorno al lago di Bolsena. I vigneti - che crescono a un'altezza di 300 metri sul livello del mare, su terreni di medio impasto, friabili e tufacei - ripropongono, già nell'impianto, la tecnica delle uve alternate secondo le percentuali dell'uvaggio, collaudato da mille anni di storia e di successo commerciale. I comuni, situati tutti in provincia di Viterbo, sono, oltre a Bolsena e Montefiascone, Capodimonte, Gradoli, Grotte di Castro, Maria e San Lorenzo Nuovo. Si tratta sicuramente del vino più ricco di punti esclamativi al mondo: ve ne sono ben sei!
I vini più apprezzati si coltivano nella zona di Viterbo, mentre quelli dei Castelli fanno registrare un consumo quasi esclusivamente locale.
Est! Est!! Est!!! si ottiene con uve provenienti da vigneti composti da treb­biano toscano per il 65 %, malvasia bianca toscana per il 20% di trebbiano giallo (rossetto) per il 15 % circa. Di brillante limpidezza, ha colore giallo pa­glierino; l'odore è vinoso, mentre il sapore va dall'asciutto all'abboccato.
Il vino si offre sapido, di corpo e armonico: il suo minimo alcolico è di 10,5' e si serve fresco, a 10 'C; va consumato nel suo primo anno di vita. Sono pre­visti anche un tipo Abboccato, caratterizzato da residuo zuccherino, e un tipo Spumante. Un consiglio: provatelo con i lavarelli alla ticinese !

* Frascati
Il Frascati sì produce nella zona dove un tempo sorgeva Alba Longa, l'inse­diamento che diede il nome ai Colli Albani: qui i terreni sono per lo più di origine vulcanica.
I comuni interessati alla Doc, oltre a Frascati, sono quelli limitrofi di Grottaferrata, Montecompatri, Monteporzio Catone e parte del comune di Roma. La provincia romana, e in particolare la zona dei Castelli, viene considerata una zona particolarmente avocata per la viticoltura, soprattutto perché i terreni sono ricchi di sali di potassio e di fosforo; inoltre il clima è positivamente influenzato, nel caso della vite, dai numerosi specchi lacustri.
Un tempo il paesaggio collinare era dominato da boschi e da vigneti. I boscaioli costruivano capanne utilizzando un cespuglio tipico del posto, la frascata, che ha dato nome alla cittadina di Frascati fin da quando era ancora un insediamento di capanne.
Anche il vino si chiama cosi, in quanto le frasche appese alle porte delle taverne stavano a significare che il bianco locale era pronto per la mescita.
Il Frascati si ottiene da uve malvasia bianca di Candia e/o trebbiano toscano (in misura non inferiore al 70 %) e greco e/o malvasia del Lazio fino a un massimo dei 30 %.
Il vino ha colore paglierino più o meno intenso, al quale si accompagna un odore vinoso, con delicato profumo caratteristico. Il sapore è secco o asciutto, sapido, morbido, fine e vellutato. Gli zuccheri residui non possono superare l'l %: il Frascati - caratterizzato da un minimo alcolico di 11° - si beve giovane, nel primo anno di età, e alla temperatura di 8 'C. Il tipo Superiore ha un grado alcolico di 11,50.
Il tipo Amabile deve avere zuccheri residui dall'1 al 3 %. Il tipo Cannellino o Dolce ha invece un residuo zuccherino superiore al 3 %: le sue uve vengono talvolta colpite da Botrytis cinerea, una muffa che, assottigliando la buccia, fa perdere parte del mosto e aumentare la percentuale zuccherina.
Il tipo Novello, meno alcolico, si ottiene tramite la macerazione carbonica delle uve.
Il tipo Spumante ha una spuma abbastanza fine e persistente; va servito a una temperatura di 6-8 °C.

Campania

* Greco di Tufo
La città di Avellino, antica colonia Irpina, si può dire circondata da un grande vigneto e da ottimi vini. A nord, sulle pendici che si affacciano verso il fiume Sabato, scendendo a Chianche e a Prata di Principato Ultra si incontrano le vigne del Greco di Tufo. Questo antichissimo vino viene prodotto nei comuni di Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Petruro Irpino, Santa Paolina, Prata di Principato Ultra, Torrioni e, naturalmente, Tufo. Il vitigno è diffuso in tutta l'area collinare irpina.
Il Greco di Tufo ha le sue espressioni migliori in una serie di cru particolarmente importanti: fra questi ricordiamo il Novaserra e il Vignadangelo di Atripalda, il D'antiche Terre di Manocalzati, il Loggia della Serra di Montefusco e il Feudi San Gregorio di Sorbo Serpico.
Il Greco di Tufo nasce da uve greco in núsura non inferiore all'85 %; possono infatti concorrere uve di coda di volpe bianco per l'eventuale differenza. Il colore va dal paglierino al giallo dorato; il vino - dall'odore netto, gradevole e caratteristico - ha sapore asciutto, tenue e armonico. Il minimo alcolico è di 11,5°, consumatelo al meglio nel suo primo anno di età e servitelo a 9 'C .Il tipo Spumante si presenta con bollicine naturali abbastanza fini e di media persistenza. Piatto da abbinare: cozze alla marinara.

* Fiano di Avellino
Il Fiano di Avellino appartiene alla numerosa schiera dei vini dell'Irpinia la sua terra d'elezione è quella che da Avellino va verso Atripalda. I vigneti migliori, a un'altezza di 500 metri sul livello del mare, si trovano sulle colline che, percorrendo l'autostrada Napoli-Bari, vedete a destra e a sinistra. I centri di produzione sono Lapio, Sorbo Serpico, Montefredane e Montefusco. Qui si trovano i cru migliori: Radici, Vignadora di Atripalda, Vadiaperti di Montefredane e Vignadora S. S. di Montefusco.
In queste zone la coltivazione della vite risale a tempi antichissimi, sicuramente precedenti l'arrivo dei Greci e dei Romani.
Il Fiano di Avellino si ricava da uve fiano, ma possono essere presenti anche altre uve - come greco, coda di volpe bianco e trebbiano toscano - fino a un massimo del 15%. Il vino, di colore giallo paglierino più o meno intenso, ha un odore caratteristico, intenso e gradevole; il sapore si offre secco e armonico. Il suo minimo alcolico è fissato a 11,5' e va servito fresco, intorno agli 8 'C, e consumato preferibilmente nel primo anno di età. In commercio potrete trovare anche un tipo Abboccato vinificato con uve più mature. Il piatto consigliato: rigatoni al basilico.

Puglia

* Aleatico di Puglia
I limiti geografici di questa Doc coincidono quasi con quelli della Puglia (una delle regioni più vaste d'Italia), ma poi l'uva viene coltivata quasi esclusivamente nel Brindisino; inoltre la produzione è esigua, neanche 200 ettolitri. L'Aleatico, ottimo vino dolce, meriterebbe una maggiore valorizzazione e una più vasta commercializzazione, anche per stimolare i produttori locali a operare sempre meglio.L'Aleatico di Puglia ha un colore rosso granato con riflessi violacei, ma tende, con l'invecchiamento, all'arancione; di gusto pieno, dolce, caldo, vellutato e morbido, vanta un profumo caratteristico. Il grado alcolico del tipo Naturale è di 15°, mentre il Liquoroso raggiunge i 18,5°. L'Aleatico può essere messo in vendita il 1° marzo successivo alla vendernmia, mentre il tipo Riserva deve invecchiare tre anni. La temperatura di servizio deve essere di 14­16 °C per il tipo Dolce e 12-14 °C per il tipo Liquoroso.

* Salice Salentino Rosato

Il Salento si estende a nord del Tavoliere di Lecce. Il Salice Salentino viene prodotto a cavallo delle province di Lecce e di Brindisi, più precisamente nei comuni di Campi Salentina, Guagnano, Salice Salentino e Veglie (nel Leccese); Cellino San Marco, San Donaci e San Pancrazio Salentino (nel Brindisino). Questa è la zona più produttiva, dove si trovano ben 14 Doc (se comprendiamo l'Aleatico).
Il Salice Salentino Rosato si ottiene con parziale vinificazione in bianco di uve negroarnaro; possono però concorrere, se presenti nei vigneti, malvasia nera di Brindisi ero malvasia nera di Lecce fino a un massimo del 20 %. Il vino si presenta di colore cerasuolo che con l'invecchiamento tende al rosa antico:a ha odore leggermente vinoso e giustamente persistente; il sapore è asciutto, vellutato, caldo, in particolare quando la gradazione risulta elevata. Il suo minimo alcolico è di 12' e si serve a una temperatura di 12 °C. Il prodotto regge bene anche due o tre anni di bottiglia. Il tipo Invecchiato deve subire un invecchiamento di un anno e si serve a 15 °C.